Chi si tiene lontano dalla politica, reputandola una cosa sporca, non capisce che proprio lì può ritrovare il senso più profondo di un’esperienza genuinamente cristiana.
I recenti moniti di Benedetto XVI e, più recentemente del Cardinal Angelo Bagnasco, rispetto alla necessità di una nuova generazione di politici cattolici non ci possono lasciare indifferenti.
Innanzitutto perché tutti abbiamo sotto gli occhi una situazione in cui la politica fa fatica a recuperare credibilità e fiducia nei cittadini. Una politica il cui motore sembra girare a vuoto e, avvitata su se stessa, fa fatica ad uscire dal pericoloso pantano in cui sembra essersi cacciata.
I recenti dati sulla corruzione all’interno della pubblica amministrazione, uniti al pericoloso mix fatto da un giustizialismo sempre crescente e un atteggiamento decisamente spregiudicato dei media che punta alla distruzione sistematica della persona, prima ancora di accertare la sua effettiva colpevolezza, ci mette di fronte ad un imbarbarimento non solo della nostra politica, ma della società stessa.
Parlare di una nuova generazione di politici cristiani, dunque, significa riporre con forza la questione dell’attività politica come massima espressione di servizio nei confronti della propria comunità. Coloro che si tengono lontani dalla politica, reputandola una cosa sporca, non capiscono che proprio lì si può ritrovare il senso più profondo di un’esperienza genuinamente cristiana.
Oggi dobbiamo ritornare a porci queste domande, a chiederci che senso ha parlare di rigore morale in politica, senza cadere in moralismi inutili, e per dirla tutta, poco cristiani. Al tempo stesso però è necessario fare in modo che cresca e si diffonda la convinzione che la politica ha bisogno di persone formate non solamente dal punto di vista della conoscenza delle leggi e delle istituzioni, ma che abbiano nei loro occhi, e nel loro cuore, un orizzonte etico il più possibile limpido.
Per far questo c’è bisogno di ridisegnare un percorso, una strategia, con la quale tornare a pensarsi “cristiani” in politica. Molti, in realtà, sono coloro che già oggi si impegnano politicamente negli enti locali. Persone che provengono dalle esperienze della parrocchia e del nostro associazionismo. Che si tuffano nell’avventura politica di amministratore con passione e dedizione.
Ci sono anche molte esperienze formative, le famose scuole di cittadinanza, che nascono sotto l’impulso delle diocesi e che si rivolgono a cittadini desiderosi di comprendere sempre di più il senso del loro partecipare.
Forse però è tempo di chiederci come fare in modo che queste esperienze non vivano la solitudine e la frammentazione di cui, mi pare, oggi soffrano. Come fare in modo che il sindaco di quel comune, che per anni si è impegnato in parrocchia, non si trovi improvvisamente abbandonato dal suo mondo proprio nel momento in cui decide di impegnarsi in politica. Proprio nel momento in cui il sostegno, innanzitutto umano, della nostra comunità diviene fondamentale.
Questo perché il messaggio forte che un cristiano dovrebbe portare nell’agone politico è proprio quello della disponibilità a lavorare per gli altri, e non per se stesso. Un messaggio che passa innanzitutto attraverso l’esperienza e la credibilità personale, prima ancora che attraverso le parole. Ed è più facile portare questo tipo di testimonianza se attorno si ha una comunità di amici, di persone che condividono gli stessi valori, che ti sostengono.
Credo che una delle condizioni che il politico, anche quello cristiano, spesso si trova a vivere è proprio quella della solitudine, della mancanza di relazioni vere, vive, sincere.
Una comunità cristiana che si interessa di politica ha cura di queste relazioni e può aiutare enormemente chi si trova ad operare per il bene comune.
La Fondazione “Achille Grandi per il Bene Comune” si propone di lavorare proprio in questa direzione, per ritornare a connettere i tanti che si impegnano in politica, con la comunità cristiana, a tratti disorientata, che però non può non avere a cuore il bene comune della nostra società. Al tempo stesso si vuole impegnare per formare persone capaci di avvicinarsi all’esperienza politica avendo a cuore soprattutto il bene comune. Vuole far questo dialogando con la politica, senza disprezzarla, ma avendo ben chiaro che i principi che la animano sono l’immenso tesoro di sapienza della Dottrina Sociale della Chiesa.
Una Fondazione cristiana, insomma, che vuole creare luoghi e spazi di confronto in cui a prevalere siano la positività dell’esperienza delle persone, e le idee.
Michele Rizzi
Presidente Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune


