FondazioneBenecomune.it http://www.fondazionebenecomune.it/ costruire, condividere, promuovere conoscenza it POSSIAMO DIRE ADDIO ALLA VERITA'? http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=139 Wed, 11 Jan 2012 15:37:09 +0100  Cos’è la complessità? Qual è la relazione tra epistemologia ed economia?

Come ammoniva Tommaso d’Aquino il nostro conoscere è “Adaequatio intellectus et rei”: cioè la verità non è data una volta per tutte e il nostro sforzo non è quello del ‘controllo assoluto’ né quello della ‘costruzione di mondi razionali’, ma adattarsi a ciò che la realtà ci propone ben sapendo che l’irriducibile complessità del reale ci porrà di fronte in maniera inaspettata a dei ‘cigni neri’, a ciò che mai avremmo potuto prevedere.

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Per troppo tempo abbiamo visto nella scienza qualcosa di astratto che ci offre verità universali. Prendere una posizione critica nei confronti della scienza riduzionista vuol dire capire che la società non è calcolabile. La fede cieca nelle leggi economiche ha prodotto la crisi che oggi stiamo vivendo, una crisi radicale che riflette l’incapacità dell’Occidente di ripensare i valori del liberismo. Quali proposte, dunque, per uscire da una spirale moneto-centrica e far riacquistare all’economia la veste di “scienza dei desideri umani”?

A queste e altre domande si tenterà di fornire delle risposte nell'ambito dell'incontro organizzato per presentare il libro Complessità, un’introduzione semplice di Ignazio Licata, :duepunti edizioni.
Ne discuteranno l’autore Ignazio Licata, professore di Fisica Teorica e direttore dell’Institute for Scientific Methodology per gli studi interdisciplinari di Palermo, il giornalista e scrittore Sergio Bellucci e Leonardo Becchetti, economista e direttore di Benecomune.net.

L'appuntamento è Mercoledì 18 Gennaio ore 18.00 - via degli Uffici del Vicario 43 – Roma presso gli Uffici della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune. Per maggiori informazioni, tel 06 69923457
e-mail: redazione@benecomune.net

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IL RISVEGLIO DEI CATTOLICI http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=138 Mon, 24 Oct 2011 15:11:57 +0200 Cresce l’attenzione per la creazione di un movimento in grado di parlare a classe politica, imprenditoriale e ai cittadini
Questi ultimi mesi, che hanno portato dalla caduta del governo Berlusconi alla nascita del governo Monti, segnano un ritrovato interesse dei cattolici per la politica e per la necessità di un loro più consistente protagonismo. Crediamo infatti che tante siano le energie che questo mondo può esprimere e che, troppo spesso, queste sono rimaste nascoste o non valorizzate adeguatamente. C’è un chiaro risveglio del mondo cattolico le cui energie, se incanalate positivamente e adeguatamente valorizzate, possono essere uno dei veri segnali di novità della politica del nostro tempo.

Questa energia propulsiva non necessariamente deve tradursi in un partito cattolico, ma non può in ogni caso rimanere disorganizzata, pena l’insignificanza.

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Il governo Monti, in questo senso, attraverso la tregua forzosa raggiunta dalle opposte parti politiche, può essere il terreno fertile per la costruzione di qualcosa di nuovo, capace di incidere profondamente, e nuovamente, negli scenari politici futuri. Sono queste, in sintesi, le considerazioni della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune alla luce del sondaggio Ipsos, “I cattolici nell’attuale scenario politico italiano”, presentato questa mattina a Roma.

Chiesa, religione e politica
Se dai dati in nostro possesso risulta in calo l’idea che sia giusto che la Chiesa intervenga con forza nel dibattito morale ed etico chiedendo comportamenti di voto coerenti ai cattolici, in questo caso in particolare tra i praticanti scarsamente impegnati (dal 36% del 2007 al 23% del 2011), l’opinione prevalente e in crescita dal 2007 è che la politica sia laica ed eserciti una sintesi tra le diverse posizioni culturali e tra i diversi valori.
“Forse è proprio per questo – spiega il presidente della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune, Michele Rizzi – che una presenza organizzata dei cattolici è condivisa dal 7% dei cittadini, ma un’attenzione più consistente è riservata all’ipotesi di un movimento intermedio che sia in grado di parlare contemporaneamente alle classi dirigenti politiche ed imprenditoriali e ai cittadini (27% condivide un’ipotesi di questo genere, adesione che sale al 42% tra i praticanti impegnati e al 32% tra i praticanti scarsamente impegnati). E’ interessante notare che più di un quinto dei non praticanti e poco meno fra i non credenti mostra interesse per questa ipotesi”.

Il risveglio dei cattolici
L’attenzione alla ripresa di intervento dei cattolici è piuttosto elevata (oltre 40% dei cittadini ha seguito questi avvenimenti con attenzione più o meno alta) certo più intensa tra i praticanti impegnati, ma decisamente rilevante anche tra non praticanti e non credenti.
“Il risveglio cattolico – osserva Rizzi – può servire a migliorare la tenuta del paese, sembra in grado di rapportarsi alla pluralità dei cittadini e non solo alle èlites, sembra anche essere qualcosa di più rispetto alla pura reazione ad una situazione di difficoltà politica dopo la crisi del berlusconismo”.
Tuttavia, come emerge dall’indagine Ipsos, prevalgono i dubbi rispetto alla capacità delle associazioni e dei movimenti cattolici di trovare una posizione comune in generale, anche se su alcuni aspetti (politiche per la famiglia, per la sicurezza, il lavoro giovanile e l’immigrazione) si pensa che sia i movimenti che i politici sapranno mettersi d’accordo. Più perplessità emergono per quei temi che rappresentano in generale faglie importanti di frattura nella società e nella politica: le politiche economiche, i temi etici, le politiche fiscali.
In generale si ritiene che i cittadini cattolici abbiano posizioni diverse tra loro sul complesso dei grandi temi testati anche tra i praticanti impegnati (57%), pur se le opinioni si dividono a metà quando si chiede se ci siano più elementi di unità o di divisione tra i cattolici italiani. In questo caso la fede comune fa premio e fra i praticanti, impegnati o no, prevale nettamente l’idea di vicinanza.

Lo scenario politico attuale
Coerentemente con il crescere dell’idea di una sorta di autonomia delle opinioni morali (ascolto, ma poi decide la mia coscienza), scende anche la percezione dell’esistenza di forze politiche che meglio delle altre rappresentano i cattolici italiani (era il 45% nel 2007, oggi è il 31%) e questa posizione rimane molto simile tra cattolici e non. Tra chi ritiene che vi siano forze rappresentative, l’UDC rimane saldamente il partito maggiormente capace di dar voce ai cattolici.
Come tra tutti gli italiani, anche tra i cattolici – secondo i dati Ipsos – il giudizio sull’operato dei principali partiti non è lusinghiero (nessuno ottiene voti positivi). Tuttavia tra i cattolici praticanti si trovano giudizi meno negativi su PD e UDC. “L’interesse per la politica sembra accrescersi rispetto a pochi anni fa” (ma bisogna tener conto che il sondaggio è stato condotto nel momento di crisi e nei giorni della nascita del governo Monti su cui erano puntati gli occhi degli italiani). Il voto dei cattolici vede nei mesi recenti, in coerenza con il comportamento più generale degli italiani, il ridursi del consenso per il centrodestra (che pure gode della maggioranza relativa tra i praticanti impegnati e non), una lieve crescita del centro e del centrosinistra e un rientro importante degli elettori (incerti e astensionisti scendono di circa 6 punti in entrambi i segmenti).

Il governo Monti
“In una situazione drammatica per l’economia e di profonda delusione per la politica (sia di maggioranza che di opposizione) il governo Monti ha rappresentato per tutti un’ancora di salvezza vista con fiducia dalla larga maggioranza degli italiani. Su questo governo si appuntano le speranze sia dei cattolici praticanti impegnati e non, che dei non praticanti, in una sorta di unità nazionale trasversale”, spiega il presidente della Fondazione, Michele Rizzi.
Pur sostenuto comunque dalla maggioranza, i punti di minor consenso si trovano tra i cattolici che frequentano le funzioni solo saltuariamente (dove si massimizza il voto per PDL e Lega) e tra i non credenti (dove è più rilevante il voto per la sinistra). Il rapporto col governo Monti, come evidenziano tutti i sondaggi degli ultimi giorni, è però ambivalente: da un lato ci si fida per le capacità espresse e il salto di qualità che esso esprime, dall’altro ci sono ampi margini di critica particolarmente sul tema dell’equità della manovra che sembra colpire troppo lavoro dipendente e pensionati. In sostanza il paese era in attesa di un segnale di uscita da una situazione di crisi pesante (economica e politica), il governo Monti rappresenta una risposta credibile che per ora convince trasversalmente il paese ma il banco di prova della sua tenuta sarà la capacità di coinvolgere tutti nei sacrifici.
 

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SONDAGGIO: I CATTOLICI IN POLITICA. ALCUNE ANTICIPAZIONI http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=137 Mon, 17 Oct 2011 12:05:35 +0200 L’astensione dei cattolici praticanti aumenta e raggiunge il 48,7%, con una crescita del 6,3% rispetto alla precedente rilevazione (febbraio 2011). Questa l’anticipazione di un sondaggio che, condotto dall’Ipsos per conto della Fondazione Acli per il Bene comune, verrà completato nelle prossime settimane. “Le prime anticipazioni del sondaggio - commenta Michele Rizzi, presidente della Fondazione Acli per il Bene comune- dicono con chiarezza che i cattolici non sono soddisfatti dall’attuale offerta politica. Chiedono, come ha detto di recente il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, aria pulita.

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Serve qualcosa di nuovo e, in queste settimane, il ruolo dei cattolici sarà in tal senso fondamentale. La due giorni di Todi sarà in qualche modo il punto di partenza”.

Ma come devono impegnarsi i cattolici in politica? Secondo le prime anticipazioni del sondaggio, il 39% dei cattolici, impegnati nelle associazioni, nel volontariato e nei movimenti ecclesialia, ritiene che sia sbagliata un’organizzazione dei cattolici, il 32% pensa che sia necessario dar vita ad un movimento unitario di carattere sociale che faccia sentire la propria voce, il 26% sostiene la necessità di una nuova forza politica che li rappresenti e il 3% non sa. Numeri che cambiano quando a essere intervistati sono i cattolici partecipanti settimanalmente alla messa: il 53% dice no a confondere politica e religione, il 26% è a favore di un movimento unitario, il 6% sostiene l’idea di un nuovo partito, il 15% non sa.

“Questo dato - sottolinea Rizzi - dimostra che ci sia comunque voglia di esserci in un momento politico così complesso. Emerge una certa effervescenza dell'area cattolica che oggi vuole contribuire in modo più diretto al cambiamento del Paese. Un’esigenza che non ha come orizzonte la costituzione di un nuovo partito, ma la creazione di un collegamento più forte tra le varie esperienze culturali e sociali dei cattolici".

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Ceralacca http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=136 Wed, 06 Jul 2011 16:51:03 +0200 La collana Ceralacca nasce dalla volontà di far tornare alla luce alcuni classici del pensiero cristiano, scritti inediti e grandi opere del passato che, riletti in chiave moderna, rivelano una dirompente attualità.

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Preghiera, spiritualità, pensiero politico, storia, sono solo alcuni degli elementi che si intrecciano nelle pagine scritte da uomini che hanno guardato in profondità il mistero che c’è al fondo di ogni esistenza. Sono elementi che ci guidano nella scoperta del vero significato del bene comune per cui vale la pena, oggi più che mai, sostare un poco e rileggerli. Senza dar nulla per scontato.

Il primo volume di questa collana, edita da Rubbettino, è dedicato all'ultima opera di Tommaso Moro, Dialogo del conforto nelle tribolazioni scriita negli ultimi mesi di prigionia trascorsi nella Torre di Londra prima di venire giustiziato il 6 luglio 1535. Fin dalla sua apparizione quest’opera è stata considerata uno dei capolavori della meditazione spirituale («un manuale dei martiri») nonché uno dei più alti esempi di dialogo letterario in lingua inglese, in cui la profondità dell’analisi dell’animo umano si accompagna sempre al tocco lieve dell’umorista.
Sullo sfondo di una società attraversata da una profonda crisi spirituale e civile, il Dialogo affronta il grande tema della presenza del male e della sofferenza nel mondo e del modo in cui poter meglio affrontare questa sfida. In un’epoca in cui l’Europa si sentiva minacciata dal pericolo di invasioni esterne, Tommaso Moro invita a guardare anche e soprattutto ai rischi provenienti dall’interno: dalle degenerazioni dispotiche dei governanti nonché dalle debolezze dell’animo umano.
In queste pagine la riflessione teologica si innesta su una finissima osservazione antropologica e psicologica, che analizza una ad una le prove a cui l’umanità è sottoposta: dubbio, paura, tribolazione, disperazione, suicidio, orgoglio, pusillanimità, eccesso di scrupolosità, odio, persecuzione, martirio. La grandezza dell’umanità di fronte a queste prove non sta nell’illusione di vincere definitivamente il dolore - che accompagna sempre la vicenda umana -, ma nel resistere alla tentazione di cedere al compromesso con il male, mantenendosi fedeli alla propria coscienza e al bene da essa intravisto. Per queste ragioni, il Dialogo del conforto può essere considerato uno dei grandi classici della spiritualità del politico.

La riedizione è stata curata da Michele Nicoletti, Professore di Filosofia Politica presso l’Università di Trento.
 


 

 

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IL SILENZIO E LA POLITICA http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=135 Tue, 05 Jul 2011 10:27:31 +0200 Martedì 12 luglio ore 18.00 presso la sala dell’Assunta in via degli Astalli 17 a Roma
Incontro-dibattito promosso dalla Fondazione Achille Grandi e dalle Acli di Roma con il patrocinio dell'Associazione Culturale Il cenacolo di Tommaso Moro, nel corso del quale sarà presentato il libro Dialogo del conforto nelle tribolazioni, opera di Tommaso Moro edita da Rubbettino.

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Che senso assume, oggi, il silenzio in politica? Vi è ancora spazio, in una politica spesso gridata, in cui si è costretti a comunicare sempre qualcosa per non uscire dal dibattito politico, per quel silenzio che significa anche riflessione?
Tommaso Moro scelse la strada del silenzio davanti alla condanna del sovrano e non lo fece per nascondere ciò in cui egli fermamente credeva o per salvarsi dalla condanna a morte. Il suo silenzio era strettamente connesso al percorso interiore che avveniva dentro la sua coscienza: era uno spazio per la conciliazione del profondo conflitto “tra ragioni di Dio e ragioni del re”, un conflitto legato alla doppia appartenenza dell’uomo al cielo e alla terra.
Proprio questa tensione oggi dovrebbe essere recuperata sul piano politico, per cercare di risolvere il perenne conflitto tra ricerca della verità e del bene comune ed esercizio del potere.

All’incontro prenderanno parte il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il senatore Francesco Rutelli, gli onorevoli Enrico Letta e Luigi Bobba, mons. Lorenzo Leuzzi cappellano di Montecitorio insieme a Michele Rizzi, presidente della Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune e al presidente delle Acli di Roma Cristian Carrara.

Il libro presentato  fa parte della collana Ceralacca promossa dalla Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune con l’obiettivo di dar luce ad alcuni classici del pensiero cristiano.

Per info:
Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune
tel 06 69923457
info@fondazionebenecomune.it

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Tassiamo le transazioni finanziarie, distribuiamo il peso della crisi http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=134 Thu, 09 Dec 2010 16:08:45 +0100 Mentre la crisi dei paesi più deboli della zona euro infuria non si vede all’orizzonte alcuna soluzione dei problemi di fondo che l’hanno causata. Ed è questo uno dei fattori che rende la crisi più acuta. In Irlanda quasi 25.000 persone perdono il lavoro nel settore pubblico ma la crisi non l’hanno certo causata loro. Esattamente come in Islanda (ma su scala più grande) un intero paese è in ginocchio per via di banche, troppo grandi per le dimensioni del paese, che hanno preso rischi eccessivi. In tutti i paesi europei la reazione è sempre la stessa: tagliare beni e servizi pubblici perché i livelli di tassazione di consumi e lavoro sono già troppo elevati. L’asimmetria tra responsabilità e oneri della crisi non è solo un problema di equità sociale, che rischia di diventare progressivamente un problema di tenuta della coesione sociale stessa, ma è parte della mancanza di soluzione.

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Eppure c’è un’altra strada che dovrebbe essere praticata ed aperta a fianco al necessario rigore: una tassa sulle transazioni finanziarie di piccola entità imposta a livello europeo o in un nucleo di paesi può raccogliere somme importanti da destinare alla riduzione dei deficit pubblici nazionali con il doppio effetto di ridurre il trading ad alta frequenza e di attenuare una delle cause principali della crisi (la sostenibilità dei deficit pubblici dopo la crisi). Non si tratta di inventare nulla ma di aumentare leggermente e in maniera concertata le tasse sulle transazioni nei principali mercati finanziari europei che esistono già e che di certo non hanno contribuito a far scappare i capitali. La tassa sulle transazioni finanziarie non è la panacea né la soluzione decisiva di problemi strutturali ma un modo intelligente di ripartire l’onere della crisi. D’altronde se ad esempio un governo si pone l’obiettivo di ridurre la caccia bisogna lavorare sì sulle preferenze dei cittadini ma non si capisce perché, invece di distribuire fucili gratis a tutta la popolazione, non si tassa la vendita di armi o non si utilizzano le risorse per programmi educativi o per costruire riserve naturali.

Andando al nocciolo del problema, l’esasperante lentezza nell’individuazione delle soluzioni ai problemi strutturali della crisi non è casuale. Sappiamo benissimo in principio cosa fare: separare attività di intermediazione e di trading, tassare i rischi eccessivi, liberalizzare il settore delle società di rating e individuare soluzioni al problema delle istituzioni finanziarie troppo grandi per fallire. Per ora abbiamo solo partorito un progetto di riforma che forse non farà in tempo ad entrare in vigore (Basilea III) ma paradossalmente già genera effetti restrittivi non sull’attività più rischiosa ma sull’attività di credito tradizionale.  La questione fondamentale su cui le menti raffinate di economisti e politologi dovrebbero applicarsi non è il cosa fare ma il perché non si è ancora fatto e la risposta è la mancanza di equilibrio dei poteri nella società globale. Nello specifico è necessario lavorare per una grande coalizione di governi, rappresentanze industriali e banche che hanno a cuore la sopravvivenza dell‘ Europa per costruire un sistema economico equo e orientato alla crescita dell’economia reale nel quale le grandi masse di denaro che si muovono sui mercati finanziari contribuiscano fiscalmente a generare risorse per l’equità e lo sviluppo. E’ in questa direzione che vanno indirizzate tutte le nostre energie nel prossimo futuro prima che sia troppo tardi.
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SCUOLA POLITICA DIOCESANA http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=133 Wed, 17 Nov 2010 13:01:42 +0100 La Fondazione patrocina la scuola socio-politica della diocesi di Palestrina, un programma formativo che si rivolge a giovani e adulti, un luogo di crescita culturale, ispirato dalla Dottrina Sociale della Chiesa, per favorire la formazione di cittadini cristiani responsabili, impegnati nello sviluppo del loro territorio.

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L’analisi delle dinamiche giuridiche, sociali e di welfare, il confronto con i modelli sperimentati in Europa ed in Italia, il federalismo e lo sviluppo locale collegato alla promozione della famiglia, saranno alcuni degli argomenti che accompagneranno il biennio formativo della scuola. I giovani, in particolare, si sperimenteranno nella conoscenza degli enti locali e di quelli costituzionali, verificheranno le opportunità del loro territorio, si confronteranno con le politiche europee.

DURATA:
La durata è biennale e si compone di quattro moduli complessivi per ciascuna annualità, due per gli adulti over 35 e due per i giovani dai 18 ai 35 anni. I moduli si svolgeranno con cadenza bisettimanale durante i mesi di gennaio, febbraio, maggio e giugno per un totale complessivo di 16 incontri l’anno. Durante il percorso è prevista la realizzazione di 4 workshop e 2 ritiri spirituali di fine corso ai quali parteciperanno i giovani e gli adulti iscritti al corso.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE:
La quota di partecipazione è pari a € 150,00 per ogni annualità ed è comprensiva del materiale didattico. Non sono comprese nella quota le spese di viaggio e soggiorno per la partecipazione ai workshop ed ai ritiri spirituali previsti dal corso.

SEDE DEI CORSI:
Palazzo Rospigliosi – Piazza Indipendenza Zagarolo (RM)

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:
Segreteria della Curia di Palestrina - Piazza Gregorio Pantanelli, 8 - 00036 PALESTRINA (Rm)
Tel. 069534428 - 0695312045 fax 069538116

Orario uffici: martedì, giovedì e sabato dalle ore 9.00 alle 12.00

sito internet: www.diocesipalestrina.it   e-mail: curia@diocesipalestrina.it

 

 

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SCIENZA: ISTRUZIONI PER L'USO http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=132 Wed, 27 Oct 2010 15:16:00 +0200 E' uscito il secondo numero della collana della Fondazione Scrivere il presente edita da Rubbettino. In questo libro l'autore Alessandro Giuliani, smaschera gli ingannni dello scientismo proponendo alcuni esempi di bella scienza.

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La presenza pervasiva di notizie "scientifiche" sui media che proclamano scoperte spesso false sta avendo degli effetti negativi sulla cultura e sul modo di vedere il mondo. In questo libro l'autore tenta di rimettere le cose al loro posto, scegliendo di raccontare la scienza 'dal di dentro', senza uso di ideologie, ma semplicemente a partire dal mestiere artigiano dello scienziato.

L'autore del libro, Alessandro Giuliani, primo ricercatore all'Istituto Superiore di Sanità, è impegnato in diversi campi della ricerca scientifica internazionale. La prefazione è a cura del filosofo Ermanno Bencivenga, professore presso l’Università Irvine della California.

"Il libro di Alessandro Giuliani è un libro militante, che in nome della scienza praticata e non ideologica dice con eleganza e semplicità, che "il re è nudo". Il rapporto virtuoso, e mai lineare, artigianale, tra ricerca di base, sperimentazione e tecnologia è ormai in crisi. Al suo posto l'avvento  di una "scienza ai tempi dello show biz" decontestualizzata, semplificata e propagandistica, mirata al "prodotto" ed all'"efficienza", una "razionalizzazione" dell'esistente che tira il collo alla curva logistica di un'innovazione miope in nome di un redivivo "progresso".  La "tecno-scienza", per usare il termine di Bruno Latour e Jean Marc Levy -Leblond,  tende a ridurre  gli spazi critici e complessi della ricerca di base a dimensioni esiziali e subordinati al "mercato". Se questo è particolarmente evidente nella dinamica economica e sociale delle scienze biomediche, non si deve trascurare il ruolo delle grandi costruzioni concettuali, ed in particolare della  fisica teorica.  L'uso "ideologico" - che oggi converge con "mediatico"- del riduzionismo, ed il conseguente "nient'altro che...." come quantificatore esplicativo universale, promette una conoscenza onnicomprensiva ed illusoria: ridotti il mondo e la mente ai suoi meccanismi costituenti, ammantati da sterminate raccolte di dati ai quali si può far dire tutto ed il contrario di tutto, la nuova "casta" scientista certifica che tutto è spiegabile e che questa "Matrix" è il migliore dei mondi possibili. Per far questo ricicla nelle neuroscienze le vecchie mitologie dell'intelligenza artificiale, inventa discipline inutili (il  prefisso "neuro-" ormai domina ogni chiacchiera sul mercato e l'etica), e confonde l'auto-coerenza di una rappresentazione matematica con  un "tutto" che azzera ogni tradizione culturale, cognitiva ed emozionale. E tutto questo proprio nel periodo in cui la fisica teorica scopre la ricchezza inesauribile dei comportamenti collettivi e dei processi emergenti, quel "More is Different" di Anderson e Laughlin ( per inciso, due Premi Nobel!) che sostituisce la rigida "zippabilità" del mondo in un unica formula ultima con una più complessa strategia di comprensione e gestione dei processi di cui siamo parte. La scienza è una costruzione umana, non esiste un metodo rubato a qualche iperuranio che ci fa estrarre sapere in modo automatico come farebbe un'escavatrice. Una teoria scientifica è privata di gran parte della sua fecondità se venduta come "verità", senza un'esplicità dichiarazione dei suoi limiti, obiettivi e "istruzioni per l'uso"
Ignazio Licata, Fisico Teorico, ISEM

 Per informazioni: Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune, tel 06 69923457 - e-mail:info@fondazionebenecomune.it

 

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SIGLATO ACCORDO TRA LA FONDAZIONE ACHILLE GRANDI E ANCI GIOVANE http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=131 Tue, 21 Sep 2010 13:03:15 +0200

   

La Fondazione "Achille Grandi per il Bene Comune" e Anci Giovane hanno siglato un protocollo di intesa per portare avanti alcune iniziative che promuovono il bene comune, la buona amministrazione e la crescita professionale ed etica dei giovani che vogliono impegnarso per la propria comunità.

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"Per noi si tratta di una collaborazione importante e qualificata che ci permette di  aggiungere un nuovo autorevole tassello all'obiettivo della formazione dei giovani amministratori che da circa due anni ci siamo dati. La Fondazione "Achille Grandi" - ha detto Giacomo D'Arrigo, Coordinatore nazionale di Anci Giovane e componente dell'Ufficio di Presidenza dell'Associazione - rappresenta quindi un partner significativo utile agli under 35 oggi impegnati nell'amministrazione pubblica".
Una prima iniziativa concreta organizzata dalla Fondazione e per la quale Anci Giovane ha espresso il patrocinio, è quella del I master in "Amministrazione del Bene Comune" che vede autorevolissimi docenti e collaborazioni necessarie per acquisire le giuste conoscenze e strumenti per i giovani che oggi si misurano con le problematiche e le sfide dell'amministrazione locale e nazionale.  “Questo master” dichiara Cristian Carrara, direttore generale della Fondazione “è un’occasione importante per tornare a costruire il bene comune nei diversi livelli istituzionali, in particolare nelle amministrazioni locali e nelle comunità in cui viviamo”.

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GIOVANI E POLITICA. IL RICAMBIO IMPOSSIBILE http://www.fondazionebenecomune.it/news.interna.php?notizia=130 Thu, 02 Sep 2010 14:22:42 +0200 Gli esiti delle ultime elezioni regionali (marzo 2010) non hanno smentito la tendenza tutta italiana a marginalizzare i giovani dalla vita pubblica. Che la politica nazionale fosse offlimits per i nostri giovani è cosa ormai risaputa: molte ricerche hanno fatto luce sulla difficoltà delle nuove generazione ad entrare nei palazzi del potere. Tra le più recenti, URG!, un’indagine CNEL-FNG rileva che dal 1992 ad oggi i deputati under35 non hanno mai raggiunto la soglia del 10% degli eletti alla Camera, fatta eccezione per la XII Legislatura (1994-1996 − 12,4%). Anche dopo le ultime elezioni politiche (2008) si è registrato solo un modesto incremento rispetto al quinquennio precedente (5,6%). 

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L’attuale legge elettorale penalizza i giovani che, con i vincoli in vigore, (la soglia di 25 anni per candidarsi ad un posto nella Camera dei deputati e di 40 per il Senato) hanno meno opportunità di essere rappresentati; inoltre, dopo l’abolizione delle preferenze, i partiti, in base alla posizione di lista assegnata ai loro candidati, controllano di fatto l’accesso ai luoghi del potere, consolidando candidati già collaudati.

I giovani sono una sparuta minoranza non solo in Parlamento, ma anche nelle istituzioni locali dove ci si aspetterebbe una loro maggiore partecipazione[1]: addirittura l’età media degli eletti, dal 2005 ad oggi è lievemente aumentata, passando da 49 a 50 anni. La tendenza illustrata nella tabella sottostante è eloquente: benché rispetto alle elezioni regionali del 2005 la quota degli under35 eletti abbia fatto registrare un lieve incremento (+1,3), di fatto le nuove generazioni continuano ad essere estromesse anche dalle cariche amministrative, rappresentando appena il 7,3% degli eletti. Parallelamente, si è rafforzato il peso politico degli ultra-cinquantacinquenni che, da quando le regioni sono diventate il fulcro delle politiche pubbliche (la sanità, l’istruzione, i servizi socio-assistenziali), hanno tutto l’interesse a rimanere tenacemente attaccati alle loro poltrone.
 

Sebbene anche a livello locale la classe politica continui a configurarsi come prevalentemente maschile, è tra i più giovani che si riscontra una maggiore partecipazione da parte delle donne. Segno che la questione delle “quote verdi” è legata a doppio filo con quella delle “quote rosa”. Il tal senso, il rinnovamento anagrafico della classe dirigente produce anche degli effetti benefici sul piano delle pari opportunità tra i generi: se tra gli eletti con più di 36 anni le donne rappresentano appena il 12,1%, tra gli under 35 la componente femminile è quasi il doppio (21,2%).

In ogni caso, le donne continuano a ricoprire un ruolo marginale nella gran parte delle regioni, raggiungendo quote significative solo in Campania (24,2%), Piemonte (20,3%), Emilia Romagna (19,6%) e Toscana (17,9%). Addirittura, in Basilicata e in Calabria non è stata eletta nessuna donna. 

In termini di ricambio generazionale, la regione più “virtuosa” si conferma essere la Lombardia (12,5% degli eletti under35). In tutte le altre regioni i giovani restano al di sotto della soglia del 10%, anche se in alcuni contesti, rispetto alla precedente tornata elettorale, si riscontra un ringiovanimento del ceto politico. Ad esempio, in Toscana gli under35 sono passati dal 2,8% all’8,9% (+6,1%); in Liguria dal 4,5% al 9,8% (+5,3%) e nel Lazio dal 6,2% al 9,3% (+3,1%). Maglia nera, da questo punto di vista, è la Basilicata dove tutti gli eletti hanno più di 35 anni.
Gli under35 risultano eletti soprattutto nelle file del centro destra e nei partiti minori (altre liste 33,3%). Il che la dice lunga sulla loro lontananza dai “luoghi del potere”[2] 
 

Nello specifico, il partito che ha concesso più chance ai trentenni è stato la Lega: il 17,7% dei suoi eletti ha infatti meno di 36 anni, segue il PDL con il 10,9%. Il PD ha solo il 3,6% di under35 tra i suoi eletti, mentre non risulta eletto nessun giovane tra gli amministratori regionali dell’UDC.
 

Fonte: Elaborazione Fondazione Achille Grandi per il bene comune su dati del Ministero dell’Interno




[1] Le regioni in cui si è votato sono: Basilicata, Campania, Calabria, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria.
 
[2] Nell’etichetta “altre liste” sono stati inclusi tutti i partiti minori. Si tratta, pertanto, di un raggruppamento numeroso ed eterogeneo, dove la percentuale di giovani candidati è molto variabile. Tra queste forze politiche, quelle più inclini ad appoggiare le candidature dei 25-35enni si collocano nell’estrema destra (Forza Nuova ) o nell’estrema sinistra (Federazione della Sinistra).

 

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